16 Bit
Pubblicato da Chirurgo Grafico su 15 settembre 2010
L’era dei 16 bit è quella che più mi è piaciuta. Si passava dalle grandi limitazioni degli 8 bit (, in cui erano necessari dei veri e propri miracoli di programmazione per creare giochi sia divertenti che decenti graficamente), alla nuova veste grafica dei 16 bit. Sfondi con parallasse e pavimento prospettico, personaggi ben identificabili e una giocabilità più raffinata. C’erano ancora delle limitazioni tecniche, ma queste erano utili, perchè permettevano di individuare al volo un bel gioco da una ciofeca programmata dai merdaioli.
… poi con le console a 32 bit arrivò l’era del 3D e dei poligoni e da allora è solo un rincorrere la risoluzione più alta con la maggior definizione delle texture supportate da una fluidità decente. L’era degli sprite in bitmap è finita 15 anni fa.
Per Beat’ em Up si intendo tutti quei titoli incentrati sui duelli fisici. Più comunemente etichettati come “picchiaduro”, questi ultimi possono essere identificati in due diverse categorie: a scorrimento e ad incontri.
Nel primo caso saremo al comando di un personaggio che troverà durante il suo cammino, un numero di nemici variabile a seconda delle situazioni. In più cammineremo lungo livelli che muteranno passo dopo passo. Esponenti classici dei picchiaduro a scorrimento sono: Double Dragon, Golden Axe e il mitico Final Fight. Nel caso dei picchiaduro a incontri, invece, la situazione cambia drasticamente; ci si trova, infatti, a controllare un personaggio scagliato contro un solo nemico, incentrando la battaglia su tecniche specifiche, diverse per ogni combattente scelto. Massimi esponenti di questa categoria sono: Street Fighter, The King of Fighters e Mortal Kombat.







